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La sostenibilità ambientale e i brand

Oggi possiamo affermare con certezza che il tema della sostenibilità ambientale è un qualcosa con il quale tutti i brand, a proprio modo, debbano scontrarsi per dichiarare apertamente la loro posizione.

Dalle strategie di comunicazioni al packaging del prodotto, dalle campagne di sensibilizzazione a vere e proprie rivoluzioni nei processi aziendali.

Mi affascia molto scoprire come i vari brand si stanno muovendo in tal senso per prendere spunti utili da trasferire nei progetti dei miei clienti che seguo quotidianamente.

Oggi voglio partire dalla fine e parlarvi dell’ultimo caso che si palesato in questi giorni: YOMO.

Il brand dello yogurt del gruppo Granarolo, negli ultimi anni sta puntando molto su alcuni asset fondamentali per una riqualificazione della propria immagine percepita e del prodotto.

Sono partiti un anno fa puntando sulla qualità del prodotto e comunicando al meglio la loro filosofia, quella della scelta di solo materie prime 100% naturali ed italiane fino ad arrivare oggi al lancio del nuovo packaging.

Proprio sul packaging mi soffermo un attimo perché sposando pienamente il tema della sostenibilità ambientale hanno lanciato 2 nuove linee, la prima YOMO NATURA, con vasetto in carta e la seconda YOMO EXTRA con vasetto 100% riciclabile.

La stessa Granarolo dichiara che la scelta effettuata per Yomo Natura e per Yomo Extra rappresenti una novità nel mondo dello yogurt finora legato all’utilizzo di vasetti in polistirene (PS), materiale che non ha una sua filiera di riciclo, pur essendo conferito nella plastica.

Credo che sia un passo molto importante del brand per migliorare il proprio posizionamento e abbracciare anche tutta quella fascia di pubblico che vede nella plastica il male assoluto.

Chissà cosa ci regaleranno nel prossimo futuro per proseguire lungo questa strada.

Voi cosa ne pensate?

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Sto ripulendo la Scrivania…

Forse si tratta di una metafora, o forse è la pura verità, in questo 2020 tutto o parte della nostra vita è stato stravolto. Abitudini, amicizie, relazioni, amori, tutto in qualche modo sta cambiando in positivo ed in negativo a seconda dei casi.

È quello che è successo anche a me e, anche se ho un modo tutto mio di reagire in queste situazioni, alla fine ne sono vittima anche io come tutti.

Nel corso di questo 2020 ho già perso diversi clienti, alcuni amici che non vedo più da prima del lockdown, una bella storia che per me era importantissima, un’attività che mi appassionava e che purtroppo non pratico più e sicuramente sto dimenticando ancora altro.

Diciamo che in questi ultimi mesi la mia vita è diventata come una scrivania che inizialmente era bella pulita ma che nella frenesia di tutti i giorni diventa piano piano un deposito di cartacce, appunti, schizzi, cartelle, lavori che accumuli li difianco senza mai dargli un senso vero, senza dargli un ordine ben preciso.

Un accumulo di cose scritte e buttate li che nella maggior parte delle volte non ti porteranno mai nulla di buono.

Riflettevo qualche sera fa che nelle occasioni in cui mi sposto a lavorare in un coworking finisco con l’essere più produttivo, sono più concentrato e sto molto meglio.

Mi sono chiesto il perché di tutto questo e la risposta che sono riuscito a darmi è banale ma davvero importante: “Ho la scrivania piena di roba che non fanno altro che distrarmi.”

Ecco se ci pensate bene questo piccolo esempio può essere trasferito nelle vite di tutti i giorni anche al di fuori del nostro lavoro, nella vita personale di tutti.

Ogni volta che la nostra quotidianità si riempie di attività, di persone, di distrazioni, ecc., finiamo col perdere il senso dell’orientamento dei nostri obiettivi e tutto ci crolla addosso.

Ripulire la scrivania può essere quel gesto, anche simbolico, che ci riporta all’essenza della nostra identità e ci accompagna verso la concentrazione su chi vogliamo essere davvero.

Io oggi nella mia pausa pranzo ho iniziato a pulirla davvero la scrivania per eliminare tutto il superfluo per aiutarmi a ritrovare il mio equilibrio. E tu?